vendetta naturale

Era un sabato. Era settembre. Era un giorno di prove al Gran Premio.

Ero a casa del mio migliore amico a far merenda e lui mi aveva appena detto che l’indomani sarebbero arrivati due suoi ex compagni di scuola da Torino per vedere la gara: la cosa mi rendeva un poco felice e un poco no. Un poco felice perché uno dei due lo conoscevo ed era caruccetto, un poco no perché odiavo l’autodromo e il fatto che un tizio bellino ci volesse andare me lo dequalificava completamente.

Franco non era del mio avviso e ci eravamo infilati alla razzomissile in una di quelle discussioni che ogni monzese ha affrontato almeno una volta nella vita: e blabla ma prova un po’ ad andare al parco lunedì e poi mi dici e blabla ma l’autodromo è un pezzo di storia e blabla cazzo me ne frega e blabla cazzo sei solita e solita un cazzo e non capisci niente e no quello sei tu no tu vabbè cribbio è tardi devo andare.

Mentre mi lasciavo mollemente risucchiare dall’ascensore che metteva in comunicazione i quattro piani di distanza tra i nostri appartamenti, elaborai a mio modo la questione e quando arrivai in camera mia avevo già in mano tutta la storia.

Titolo: Vendetta naturale. Svolgimento: era domenica. Era settembre. Era giorno di gara al Gran Premio.

Arrivano a Monza due tifosi torinesi e, mentre stanno attraversando il parco per arrivare all’autodromo, conoscono un paio di gentili signorine del luogo. Il più carino e la più carina si piacciono subito moltissimo, non riescono a trattenere un impeto di giovinil passione e si avvinghiano selvaggiamente nel verde sotto gli occhi degli altri due.

Solo che.

Solo che lei.

Solo che lei non è una vera lei.

Cioè lei è una lei ma non è umana. A ben guardare, ella è una lepre. Una lepre che ha assunto fattezze di donna. Una lepre dotata di molti e forti denti. E mentre lei gli sta praticando una di quelle cose che normalmente si praticano, va un pochetto oltre e glielo strappa via a morsi e lui muore dissanguato tra urla e strazi d’ogni tipo. Lei, svelta, torna lepre e zompetta via nel folto insieme alla sua amica, l’amico di lui resta lì come un salame e viene accusato d’omicidio e si becca l’ergastolo perché nessuno crede a quello che dice di aver visto.

Ritroviamo il poveretto alcuni anni dopo: sepolto nel carcere a vita è diventato un ecopredicatore che, dalla sua cella d’isolamento, ammonisce gli esseri umani dal maltrattare la natura. Fine.

Era un bel racconto, non si può negare: avevo solo anticipato di alcuni anni il genere eco-catastrofistico di Hollywood. Alla The day after tomorrow, per dire: la natura sopraffatta si rivolta contro l’uomo sopraffattore e lo spazza via o, nel mio caso, lo spezza via. Ah ah.

Va bè. Sta di fatto che me lo pubblicarono sulla rivista per cui lavoravo ed ebbe l’indiscutibile pregio di trasformarmi nella ragazzina cannibale della redazione.

[Questo dovevo a Claudia. Questo ho fatto.]

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28 risposte a vendetta naturale

  1. magneTICo ha detto:

    oltre che david lynch, si capisce…

  2. magneTICo ha detto:

    oh shit! la moderazione non la ricordavo più.

  3. Pendolante ha detto:

    Mi sa che gli uomini della rivista ti giravano alla larga

  4. Non puoi fare finta di essertelo inventato. Mio cugino ha l’ergastolo e questa storia me l’ha riptetuta un miliardo di volte. Vatti a leggere gli atti se non ci credi!

  5. magneTICo ha detto:

    ‘cipicchia mancava uno spazio. non c’era più spazio. forse era sullo spazio.

  6. carcarlo02 ha detto:

    Vuoi togliere quella cazzo di moderazione +1
    Quanto ai denti: NO. Peccarità.

  7. carcarlo02 ha detto:

    Quindi adesso dovresti averlo capito

  8. carcarlo02 ha detto:

    No, dai, fai uno sforzino. In fondo non sei nemmeno bionda (anche se a volte lo sembri)

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